Tema anno 2023/2024

«Perché stessero con Lui e per mandarli a predicare» (Mc 3,14)

Il tema scelto per questo nuovo anno formativo verte sulla nostra vocazione di chiamati ed inviati, di battezzati che desiderano essere testimoni autentici perché totalmente consegnati nelle mani di Dio. La vocazione non si esaurisce in un “sì” iniziale, fosse anche accompagnato da un “nostro generoso progetto di vita”. Il “sì” e il “nostro generoso progetto” sono solo «il primo passo verso un progressivo decentramento da noi stessi, per imitare tanto più Gesù Cristo quanto, con la forza dello Spirito Santo, modelliamo tutta la nostra vita su quella di Cristo» (Cf. Gaudete ed exsultate, 21). Il “quanto” dice una misura, una progressione, un esaminarsi per emendarsi e crescere. È un “quanto” che si traduce in una sempre maggiore conformazione a Cristo, fino a raggiungere la totalità di noi stessi. Possiamo rinvenire un esempio di tale cammino negli Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio di Loyola dove, attraverso l’esame particolare (Cf. EESS[1] 25), ci viene additato un cammino per migliorare, per crescere passo dopo passo (Cf. EESS 29), giungendo così al dono totale di se stessi per disporsi pienamente alla grazia di Dio (Cf. EESS 44), affinché si realizzi la prima delle richieste formulate attraverso la preghiera tanto amata da Sant’Ignazio: “Anima di Cristo, santificami”.

La nostra vocazione è sempre rivolta alla pienezza, a un dono totale di noi e quindi alla nostra santificazione, come ricorda lo stesso Papa Francesco: «Anche tu hai bisogno di concepire la totalità della tua vita come una missione. Prova a farlo ascoltando Dio nella preghiera e riconoscendo i segni che Egli ti offre. Chiedi sempre allo Spirito che cosa Gesù si attende da te in ogni momento della tua esistenza e in ogni scelta che devi fare, per discernere il posto che ciò occupa nella tua missione. E permettigli di plasmare in te quel mistero personale che possa riflettere Gesù Cristo nel mondo di oggi» (Gaudete ed exsultate, 23). Il tema dell’anno pone l’accento, quindi, non sul “tanto” che doniamo attraverso il nostro “si” iniziale, tanto meno fa riferimento agli sforzi volontaristici, per quanto lodevoli, che accompagnano i nostri “si” quotidiani; il focus è sulla “totalità” che desideriamo mettere in gioco. La questione non è il “tanto” che possiamo fare, ma il “tutto” che desideriamo offrire. Nella parte conclusiva del libretto degli Esercizi, sant’Ignazio propone una preghiera all’esercitante proprio per esprimere l’atteggiamento di abbandono assoluto e incondizionato nei confronti di Dio, per dare la giusta direzione al proprio amore:

«Prendi, o Signore, e accetta tutta la mia libertà, la mia memoria, il mio intelletto, la mia volontà, tutto quello che ho e possiedo. Tu me lo hai dato; a te, Signore, lo ridono. Tutto è tuo: tutto disponi secondo la tua piena volontà. Dammi il tuo amore e la tua grazia, e questo solo mi basta» (Cf. EESS, 234).

Il tema dell’anno vuole quindi stimolarci ad un esame generale della nostra vita per comprendere “quanto” lasciamo che essa sia modellata su quella di Cristo, senza riserve, verso il “tutto” della propria libertà, memoria, intelletto e volontà: tutto ciò che abbiamo e possediamo.

La totalità non è un affare per una élite di cristiani, ma è vocazione alla santità per tutti i battezzati che desiderano camminare in modo sinodale. È l’invito che faceva Papa Francesco nel messaggio per la passata Quaresima: «Il cammino ascetico quaresimale e, similmente, quello sinodale, hanno entrambi come meta una trasfigurazione, personale ed ecclesiale. Una trasformazione che, in ambedue i casi, trova il suo modello in quella di Gesù e si opera per la grazia del suo mistero pasquale». Papa Francesco ricorda che la fatica sperimentata nel nostro cammino di conversione «non è fine a sé stessa, ma ci prepara a vivere con fede, speranza e amore la passione e la croce, per giungere alla risurrezione» (Francesco, Ascesi quaresimale, itinerario sinodale. Messaggio per la Quaresima 2023). Il cammino sinodale e di conversione personale ci fa guardare con occhi nuovi la salutare fatica che ci abita nell’ascolto del Signore e, d’altro canto, ci invita ad aprirci con generosità alla “chiamata e all’invio”: «Perché stessero con Lui e per mandarli a predicare» (Mc 3,14).

L’esempio di tanti testimoni santi ci incoraggia a vivere protesi e disponibili ad una totale conversione. In particolare, crediamo che Sant’Alfonso possa aiutare noi tutti a crescere in questo desiderio di pienezza. Il santo Patrono del nostro Seminario nella sua vita si è prodigato instancabilmente affinché tutti si impegnassero nell’ordinarietà a raggiungere la santità. Scriverà nella “Selva di materie predicabili” (1760): «Dio vuol salvi tutti, ma non per le stesse vie». Sant’Alfonso è certo che «il paradiso di Dio è il cuore dell’uomo» (Alfonso de’ Liguori, «Modo di conversare alla familiare con Dio», in Opere ascetiche, vol. I, CSSR, Roma 1933, 316).

Come Papa Francesco, anche Sant’Alfonso ci invita all’ascolto di Gesù attraverso l’amore: «Tutta la santità e la perfezione di un’anima consiste nell’amare Gesù Cristo» (Pratica di Amar Gesù Cristo, cap. 4), e di seguito sottolinea «le principali virtù da praticare, e i difetti da evitare per conservare ed aumentare in noi il santo amore: la pazienza, la dolcezza, l’umiltà, il fervore, la fede, la speranza, la conformità alla volontà divina», senza indugiare sulle nostre cadute.

Ci auguriamo che, sull’esempio di Sant’Alfonso e ispirati dal tema dell’anno, possiamo crescere come comunità di fedeli e come comunità del Seminario.

[1] Esercizi spirituali di Sant’Ignazio di Loyola abbreviati con la sigla EESS.