In fraternità: incontro interreligioso di spiritualità.

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In fraternità: incontro interreligioso di spiritualità.

Martedì 14 maggio si è svolto in Seminario, un incontro in fraternità con Serife Demir dell’Istituto Tevere di Roma e con il dottor Paolo Ferrara della comunità ebraica di Napoli. Grazie al loro aiuto, abbiamo avuto la possibilità di riflettere sul tema della fraternità come spazio di accoglienza, di incontro e di relazione.

“Fraternità” è una parola tutta da scoprire: è uno scrigno prezioso grazie al quale è possibile aprire il proprio cuore e condividere gli affetti più profondi; essa è un modo vero di stare insieme, poiché qualifica i rapporti, chiede sincerità e dà la possibilità di essere presente nella vita dell’altro. La presenza non è qualcosa di scontato, soprattutto in un mondo così globalizzato, dove «siamo sì più vicini, ma non più fratelli» (Caritas in Veritate, n.19). Abbiamo, quindi, la necessità di ammettere che siamo bisognosi dell’altro, anche e soprattutto quando questi non condivide la nostra stessa fede, cultura o tradizione, perché è proprio attraverso tali incontri che possiamo capire chi siamo veramente. Ogni fratello ne interpella un altro, lo sprona a comprendere la sua vera identità, a cercare tanto i meravigliosi tratti in comune, quanto ciò che lo rende straordinariamente unico.

La bellezza di tali rapporti è, tuttavia, minacciata dalla fragilità del cuore umano. Invidia e gelosia possono rovinare ogni tipo di amicizia. E’ per questo che i passi dei Testi Sacri sono pieni di elogi «a coloro che si guarderanno dall’avarizia della loro anima [e potranno così, essere chiamati] prosperi» (Corano 59: 9,10). Come la storia dell’imam Al-Ghazali ricorda che a nulla serve digiunare con lo stomaco se poi ci si riempie la bocca di parole cattive, così le storie di Caino e di Abele (Gen 4,1-15.25) o di Giuseppe e i suoi fratelli (Gen 37-50), ci raccomandano di imparare ad amare il prossimo come noi stessi (Le 19,18; Lc 10.27), perché il cuore dell’uomo potrebbe sempre pervertirsi e voltarsi al male.

L’umanità, ferita da incomprensioni e guerre, gelosie e discordie, non può più permettersi che la pace sia un utopistico sogno. Per questo siamo chiamati ad essere «pellegrini di speranza e costruttori di pace» (Messaggio di Papa Francesco per la 61ª giornata mondiale di preghiera per le vocazioni), a sognare un mondo migliore, senza però dimenticarci di dare il nostro contributo giorno dopo giorno. Tutti insieme possiamo rendere il mondo più fraterno, perché — come ricordava il dottor Ferrara — anche il diverso che non condivide la nostra stessa fede, la nostra stessa etnia, o la nostra ideologia, non è assolutamente detto che non possa condividere la nostra stessa umanità.

Armando La Sala

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