Strada facendo predicate… guarite gli infermi” (Mt 10, 7-8)

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Strada facendo predicate… guarite gli infermi” (Mt 10, 7-8)

“Strada facendo predicate… guarite gli infermi” (Mt 10, 7-8)

È questo il titolo dato al convegno organizzato lo scorso fine settimana a Molfetta dal Servizio nazionale di Pastorale della Salute dedicato ai seminaristi del Sud Italia. Tre giorni residenziali di studio, approfondimenti e confronti presso il Pontificio Seminario Regionale Pugliese “Pio XI” di Molfetta sul tema della salute e la cura del malato.

Anche noi, Emanuele, Fernando, Mario e Donato del III anno, assieme ad un nutrito gruppo di seminaristi del seminario di Molfetta, della Diocesi di Piazza Armerina e di Agrigento abbiamo partecipato a questo incontro.

 Il primo giorno abbiamo vissuto un’esperienza diretta presso l’hospice di Bitonto, accolti dal direttore dott. Giovanni Vacca. Il centro accompagna le persone, attraverso le cure palliative, nell’ultimo tratto di vita. Il direttore affermava ­— occorre curare sempre, fino alla fine e oltre. C’è da curare anche l’oltre, la spiritualità ha a che fare con una dimensione umana che non sempre rientra con la scelta di fede. Essa emerge anche e soprattutto nel periodo della malattia e ha bisogno di essere accolta e curata. È la logica del dono, della gratuità, della cura. Occorre incontrare, non affrontare; accompagnare, non portare; valorizzare la dignità della persona, sempre.

 C’è bisogno di organizzare la speranza, citando don Tonino Bello – Il bene va organizzato, il bene va fatto bene! L’esperienza di fede che si incarna in una storia, deve poter vivere nelle dinamiche spirituali, sociali, economiche, di attenzione e cura. Nella misura in cui curiamo noi stessi, la nostra anima, il cuore, la mente… ci rendiamo disponibili anche a curare gli altri. Dopo un momento introduttivo abbiamo fatto esperienza diretta della sofferenza, visitando le persone ospiti nella struttura; tra queste vi era anche un collaboratore storico e amico intimo di don Tonino Bello, che ci ha spronati ad essere fedeli alla nostra vocazione sacerdotale nella santità.

Il secondo giorno di lavori è stato tenuto dal direttore nazionale della Pastorale della Salute, don Massimo Angelelli,con cui si è trattato il tema della persona al centro della pastorale della salute. Analizzandone gli aspetti laici e le sue dimensioni biologiche, spirituali, etiche, bioetiche, culturali, relazioni e progettuali.

La pastorale della Salute – ci raccontava il direttore – è quell’agire particolare della Chiesa che si prende cura di tutte le dimensioni della sofferenza. Non solo di dolore e malattia. Il dolore è un danno del vissuto, ed è estremamente utile, non va spento ma solo contenuto perché racconta il funzionamento del corpo.
La sofferenza è slegata o contemporanea al dolore, ed è qualcosa che impatta la vita di una persona e crea uno squilibrio psico-spirituale. La sofferenza ha una risposta relazionale. La si cura attraverso il dialogo, la vicinanza, il sostegno, la cura.

Nel pomeriggio, abbiamo vissuto un’esperienza di testimonianza da parte di don Cosimo Damasi che ha vissuto per qualche anno come fidei donum in Guatemala, in una parrocchia molto estesa, che racchiudeva in sé un centinaio di villaggi. Don Mimì (come tutti lo chiamano) notò tra le tante emergenze all’interno del vasto territorio parrocchiale, le condizioni mediche precarie. “La cuna de Santa Ana” è stato un suo progetto sanitario, per donare cure mediche in particolare ai neonati e ai bambini, ma che data la situazione di fragilità, si occupa di curare tutti. Questo progetto è sostenuto economicamente da contributi dall’Italia, grazie alla condivisione su alcuni dei suoi profili social della situazione in cui si trovava quella popolazione.

Abbiamo poi vissuto un tempo per porre delle domande ed affrontare temi particolari quali l’aderenza tra il cammino della chiesa e il vissuto reale delle persone; sacerdozio e matrimonio; giovani e sinodalità.

Forti sono stati anche i contributi sulla comunione, il lavoro di squadra e i fondamenti e gli sviluppi della pastorale della salute datici dal relatore Gianni Cervellera.

Un dono grande, inaspettato, quello vissuto nel pomeriggio del 20 aprile. La visita presso l’episcopio di Molfetta che conserva la stanza che fu del venerabile don Tonino Bello. Un luogo che racconta della sua esperienza totale di amore e dedizione a Cristo e la sua Chiesa. Una esperienza forte ed una coincidenza bella, perché proprio in quel giorno ricorreva il XXXI anniversario della sua morte.

Sicuramente di questa esperienza portiamo la gioia del servizio, una gioia interiore e liberante espressa nel dono totale. Occuparsi anche solo di una persona, può salvare il mondo: questo ci ha interrogato molto!

La cura porta in sé il valore grande della benevolenza. In questo tempo di guerra, dolore e sofferenza possiamo affermare, nonostante tutto, che Cristo è risorto veramente!

“Se non sempre si può guarire, sempre si può curare

Emanuele Caterino

Fernando D’Andrea

Mario Di Santo

Donato Grimolizzi

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