Musica è vita: la testimonianza

Musica è vita: la testimonianza

“Dio mi salvi dal cattivo vicino … e dal principiante di violino” dice un proverbio. Se poi il cattivo vicino è anche principiante di violino, apriti cielo!

Iniziai a suonare il violino quando avevo dieci anni, e da allora non l’ho mai abbandonato. In famiglia l’unica altra persona che suona è mia sorella, che ha studiato flauto, ed è stata la mia prima musa ispiratrice nell’intraprendere l’apprendimento della musica. Quando decisi di suonare il violino il suo commento fu: “Ma sei matto, è difficilissimo!”. Niente di meglio per me che una cosa che mi sfidava, ed in barba alle orecchie sofferenti dei miei poveri familiari cominciai questa avventura.

Il violino mi ha sempre affascinato, perché appunto è uno strumento che presenta una continua sfida e, soprattutto, perché ha un lato enigmatico: una tastiera nera senza riferimenti, se non il proprio orecchio, un archetto, che tende sempre a scivolare e sfuggire di mano … eppure com’ è possibile trarre delle bellissime melodie emozionanti? Non nego che i primi anni di studio non sono stati facili, e più di qualche volta mi sono arrabbiato, una volta ho quasi spaccato l’archetto (meno male non l’ho fatto dato il suo costo). I miei studi di Kreutzer, al n. 13, hanno ancora il segno della vernice dell’arco.

Però la tenacia pian piano ha pagato, ed alla fine i frutti sono arrivati. Cosa mi ha insegnato la musica? Il violino e la musica per me sono stati una scuola di vita. Mi hanno insegnato innanzitutto la pazienza, non facile, la capacità di ascoltare e di applicarsi. La musica è anche un po’ un mistero, non si lascia mai afferrare, esiste solo nel momento in cui la si ascolta. Questa è la sua bellezza, ma anche la sua difficoltà. Quando si suona non si ha una seconda possibilità: se si sbaglia una nota non si può tornare indietro. Per questo studiare musica richiede molta preparazione.

Ma, soprattutto, quello che più la musica attraverso il violino mi ha insegnato, è accettare l’instabilità, la precarietà. Kató Havas, famosa violinista e didatta ungherese insisteva molto su come il violino si basi su una serie di equilibri corporei per essere suonato. Suonare il violino, infatti, è un po’ come essere un funambolo su una corda. Bisogna chiudere gli occhi e fidarsi dei propri passi. Ed a volte non è facile gestire l’emozione quando si è di fronte agli altri, si ha paura di scivolare.

Tuttavia, penso sia la cosa più bella ed affascinante da vivere. E’ metafora della vita, sempre precaria, ma proprio per questo capace di darci sorprese inaspettate. Può fare paura, ma l’unico modo per affrontarla è buttarsi e fare ciascun passo con fiducia, e il cammino si apre … una nota dopo l’altra, con qualche stonatura in mezzo! L’importante è suonare con passione, ed alla fine chi ha ascolta vede questo e non le note sbagliate.

 

Daniele Ferron

(Studente Pftim sez. san Luigi)

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