No Hero: per un nuovo anno di “eroica fragilità”

No Hero: per un nuovo anno di “eroica fragilità”

Desideri maturati durante le vacanze, paura per le nuove sfide (e degli esami!), ansia di dover mettere mano a quelle mansioni lasciate nella cartella rinominata ‘se ne parla a gennaio’, sapendo che, sì, gennaio è arrivato. Insomma, comincia un nuovo anno. Quale brano musicale si potrebbe suggerire all’inizio di questo tempo, così ricco di movimenti del cuore?

Proprio verso la metà di gennaio di qualche anno fa, veniva pubblicato il primo singolo del nuovo album in lingua inglese (On) della nota cantante Elisa, dal titolo No Hero, vincitore di due dischi d’oro e tre dischi di platino[1] e riconosciuto come brano più ascoltato in Italia nei primi sei mesi del 2016. Ammetto che la scelta potrebbe far storcere il naso a qualche lettore, dato l’uso ‘pastoralmente smodato’ dei brani della cantante triestina ad appannaggio di catechesi, incontri e liturgie; tuttavia, attraverso il testo di No Hero, è possibile intercettare qualche suggerimento per una rilettura personale.

Una prima provocazione che ci viene consegnata è quella di lasciare andare l’illusione di sentirsi eroi, soprattutto all’interno delle nostre relazioni. Con il ritorno ad un ritmo pop-rock, il ritornello del brano sostiene energicamente questa verità: I can’t jump over buildings/I’m no hero […] I can’t outrun a bullet cause/ I’m no hero. Da qui è possibile ricavare una prima considerazione: puoi avere le più alte aspettative su di te e su quello che ti sei prefissato di costruire, ma ricorda che non sei un eroe, sei fragile[2], e «guai a quelle persone che non si sentono fragili: sono dure, dittatoriali»[3]. Riconoscersi con umiltà fragili apre lo spazio ad una nuova dimensione che, se lasciata agire, non compie gesta eroiche ma addirittura può fare miracoli: I can’t jump over buildings/I’m no hero/ But love can do miracles […] I can’t outrun a bullet cause/ I’m no hero/ But I’d take one for you/ Sure I would.

Da questo passaggio, si può individuare una seconda provocazione, e cioè che la qualità della mia vita e delle mie relazioni non poggiano sulla grandiosità del mio agire rispetto alle opere che mi sforzo di realizzareI’m no herobensì sulla possibilità che ho dato all’amore gratuito, onesto e disinteressato di mettere radici. Un tipo di amore questo, come ricorda il testo, che non mi farà sicuramente saltare i grattacieli o correre più veloce di un proiettile ma, di certo, mi farà trovare lì, presente, ogni volta sarà necessario, senza grandi azioni (If you need me to/ I’ll be there) ma mettendoci totalmente il cuore o, usando un’immagine della canzone, versando il sangue (Cause I’m no hero/ But I’d spill my blood for you).

Per concludere: le attese e le aspettative per il nuovo anno possono spingerci a elaborare promesse eroiche, per noi stessi e per le nostre relazioni. Auguro al lettore di lasciarsi provocare dalle parole e dalla musica del brano suggerito[4], magari in un tempo di silenzio e di raccoglimento personale. Suggerisco alcune domande che potrebbero aiutare questo momento:

  • Quali aspettative ho su di me?
  • Sento le mie fragilità come un ostacolo? Una possibilità?

Emanuele Caiazzo

Docente IRC

 

[1] Federazione Industria Musicale Italiana, «Certificazioni», in www.fimi.it/top-of-the-music/certificazioni/certificazioni.kl#/certifications [ultimo accesso: 09/01/2023].

[2] Su questo tema, Elisa ritornerà più tardi con un nuovo singolo dal titolo Anche fragile (2019).

[3] E ancora: «La fragilità è, in realtà, la nostra vera ricchezza: noi siamo ricchi in fragilità, tutti; la vera ricchezza, che dobbiamo imparare a rispettare e ad accogliere, perché, quando viene offerta a Dio, ci rende capaci di tenerezza, di misericordia e di amore» (Francesco, «Udienza generale (4 gennaio 2023)», in www.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2023/documents/20230104-udienza-generale.html [ultimo accesso: 09/01/2023]).

[4] Attraverso un tweet del 14 gennaio 2016, in prossimità dell’uscita del brano, Elisa rivela l’origine del brano dedicato ad una sua amica: «avere il coraggio di inseguire i sogni e continuare a farlo, a 40 come a 20 anni, è un atto di ribellione e di fede. ho scritto questo pezzo per la mia migliore amica, ma era rivolto anche a me. E a tutti quelli che hanno preso più di qualche botta, ma che vogliono continuare a sognare e cercare la loro strada».

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