PRESIDENZIALISMO: un vizio o una virtù?

PRESIDENZIALISMO: un vizio o una virtù?

Il presidenzialismo è stato e continua ad essere un cavallo di battaglia delle destre italiane, le quali credono che la macchina dello Stato non funzioni dalla radice, individuata nell’elezione indiretta del Presidente. Siamo per sicuri che sia così? Effettivamente in Italia ci sono molti problemi, tanti dei quali attribuibili direttamente alle istituzioni e allo Stato, alla burocrazia, al cattivo governo nazionale e locale: ciò genera un evidente e condiviso malcontento, che è stato ed è strumentalizzato da alcuni per proporre e volere una diversa forma di governo, dalla Repubblica parlamentare a quella Presidenziale.

Ci diciamo subito che lo Stato è l’ordinamento giuridico di un gruppo di persone che si organizza attraverso delle regole ed è costituito da tre elementi: il Popolo, il Territorio e la Sovranità. Quest’ultima, stando alla nostra Costituzione, appartiene al Popolo, che la esercita essenzialmente attraverso il voto. La nostra “forma” prevede l’elezione diretta del Parlamento, che esprime un indirizzo politico che poi sarà tradotto in programmi concreti dal Governo. Ad oggi in Italia fin troppi sono stati i governi: 74 in 76 anni. Ciò è effettivamente indice di un problema che almeno in apparenza altrove non si verifica. È il caso della Repubblica direttoriale, forma di governo propria della vicina Svizzera, la quale vede la democrazia diretta come una delle peculiarità del sistema politico e consente al popolo di pronunciarsi in merito alle decisioni del Parlamento federale o di formulare proposte di modifiche costituzionali. In Svizzera il popolo è coinvolto in modo considerevole nelle decisioni politiche a livello federale. Tutti i cittadini svizzeri ottengono il diritto di voto e di eleggibilità all’età di 18 anni. La popolazione è chiamata a pronunciarsi circa quattro volte all’anno in merito a una quindicina di affari. Oltre al diritto di voto e di eleggibilità, i cittadini hanno la possibilità di far valere le proprie richieste mediante tre strumenti che costituiscono il fulcro della democrazia diretta: l’iniziativa popolare, il referendum facoltativo e il referendum obbligatorio.

Un altro caso dove la governance pare funzionare “meglio” è nella sorella Spagna: monarchia parlamentare dove simbolo di unità e di continuità è il Re. È il Monarca a proporre un candidato alla presidenza del governo al Parlamento e non viceversa, questo può essere un fattore determinante: se il Re sente lo Stato come proprio e non è in carica pro tempore, allora avrà un’attenzione e una cura radicata e radicale che lo porrà a garanzia di continuità nell’azione e nell’indirizzo di governo.

È bello fantasticare pensando di fuggire dall’ingovernabilità italiana proponendo sistemi che “funzionano”, e ci sarebbe anche teoricamente possibile modificando la nostra Costituzione. Ma forse, da cittadini informati, dovremmo spostare l’asse della domanda. L’Italia non va perché il popolo non sceglie il suo Presidente? O forse perché le coscienze non sono formate alla cura del bene comune? O forse perché portiamo ancora con noi degli snodi irrisolti del passato che non ci permettono ancora di sentirci “un” solo popolo?

Stando alla nostra carta costituzionale il Presidente della Repubblica costituisce un potere neutrale con funzioni di garanzia e di controllo; è garante della Costituzione ed arbitro tra i partiti, si qualifica come il capo dello Stato italiano ed è rappresentante dell’unità nazionale (ex Cost. Tit. II, artt. 83-91). Il Presidente è neutrale, simbolo di garanzia, rappresentante dell’unità: in nome di un buon governo, come potremmo ammettere la possibilità di scegliere un rappresentante politico a capo della Nazione? Come può un esponente di un partito, appunto espressione di una parte, essere simbolo di unità e di garanzia?

Forse la soluzione all’ingovernabilità italiana non è far diventare di parte il Capo dello Stato, ma formare coscienze, cittadini informati capaci di scegliere il bene comune, di vivere insieme, di progettare insieme. Parlo di cittadini, prima ancora che di politici. Perché la politica è per tutti e la sovranità appartiene esclusivamente al popolo.

 

Mattia Buonaiuto

(Comunità V Anno)

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