La nostra vita è la celebrazione del sì detto nel buio del nostro cuore

La nostra vita è la celebrazione del sì detto nel buio del nostro cuore

La nostra vita è la celebrazione del sì detto nel buio del nostro cuore

 

Il l 5 e il 6 marzo la comunità del seminario ha vissuto in questo tempo particolare di residenziale prolungato un momento di ritiro quaresimale insieme con padre Jean Paul Hernandez sj che ci ha aiutato a pregare immergendoci nel racconto del libro di Giuditta. Padre Jean Paul ha esordito subito dicendo che il libro di Giuditta è un libro che analizza una crisi. L’autore sacro scrive il testo come monito per un momento di crisi. Come non pensare alla pandemia o a crisi personali e interiori che possiamo avere noi giovani credenti in discernimento?

“Nabucodonosor, stereotipo di come agisce il male”

Il libro inizia con re Nabucodonosor che è lo stereotipo del male che era situato a Ninive, la città della perdizione. (Gdt,1,1). L’autore sacro ci vuole indicare passo dopo passo come agisce il male nelle nostre vite. Il male che fa breccia nelle parti che noi pensiamo più sicure del nostro cuore, come l’esercito di Arfacsad protetto da due torri altissime con mura di difesa altrettanto alte (Gdt 1,2-4). L’esercito di Arfacsad rappresenta le nostre parti di noi che pensiamo sicure, ma proprio lì il male si accanisce finché non ci fa cadere (Gdt 1,13).

“Nabucodonosor non si dimentica di chi non si è voluto alleare con lui”

Nabucodonosor prima dell’attacco ad Arfacsad cerca alleanze coi popoli confinanti, ma nessuno accetta. Allora dopo la conquista della città decide di vendicarsi (Gdt 2,1). Noi siamo bravi a non acconsentire alla tentazione, ma il male non si dimentica. Il male vuole prendersi tutto, Nabucodonosor manda Oloferne a guida del suo esercito e vuole coprire tutta la faccia della terra (Gdt 2,19) e tutta questa potenza che sa di infinito affascina. Il male affascina.

“Arrendiamoci, salviamo il salvabile come fanno gli altri”

I popoli occidentali per paura scendono a compromessi con il male, fanno proposte di pace, si giustificano della resa perché è meglio salvare la pelle. Quando si scende in dialogo con la tentazione, quando capita che in una crisi spirituale ci troviamo da soli e nella desolazione pensiamo che il male sta vincendo sulla nostra vita non dobbiamo scendere a compromessi perché saremo felici come gli abitanti dei popoli che si arresero ad Oloferne, fanno festa, ma dentro sono morti perché si sono venduti ad un popolo straniero (Gdt 3).

“Il Signore ascoltò il loro grido” (Gdt 4,13)

Nella desolazione bisogna pregare e supplicare quel Dio che ci ha già salvati, come fa il popolo d’Israele quando ha l’esercito di Oloferne alle porte di Israele a Betulia. Ma l’esercito nemico bloccò le fonti d’acqua alla città e gli abitanti iniziano a sentire la morsa della sete (Gdt 7), è il male che lentamente come uno stratega non colpisce direttamente ma ci gira intorno e demolisce piano piano le nostre resistenze. E proprio qui che nasce l’inganno. Allora tutto il popolo si radunò intorno ad Ozia (Gdt 7,23) il quale dice di voler aspettare il Signore cinque giorni (Coraggio fratelli resistiamo ancora cinque giorni… ) prima della resa. Il temporeggiare significa voler dare tempo a Dio perché forse già non ci si crede più che il Signore ci possa aiutare. È ’inganno di pensare di resistere al male ma poi non ci crediamo fino in fondo alla salvezza del Signore. Ma il Signore ascolta le grida del suo popolo. e manda Giuditta.

“Nella notte di preghiera di Giuditta Israele ha già vinto”

Giuditta è una vedova che capisce la rovina alla quale il popolo sta giungendo. Va da Ozia il quale percepisce che sta sbagliando a dare giorni a Dio come se volesse contrattare con il Signore ma non cambia idea (il nostro orgoglio).  Allora Giuditta è sola ma vuole salvare il popolo d’Israele e fa una supplica a Dio perché non sa come fare (Gdt 9), ma sa già che il Signore salverà il suo popolo come ha sempre fatto. Il Signore agisce e fa vincere la battaglia quando l’abbiamo vinta già nell’intimo del nostro cuore con il totale abbandono alla sua volontà.

La nostra vita è la celebrazione del sì detto nel buio del nostro cuore

Come Giuditta taglia la testa ad Oloferne con astuzia, valorizzando e mettendo a servizio e esaltando  i suoi punti più forti della sua persona (la bellezza), giocando al meglio i suoi lati migliori, così il Signore chiede a noi di usare il meglio di noi stessi per il suo volere, con la consapevolezza che Egli ha già vinto nella nostra vita.

 

Durante la celebrazione eucaristica conclusiva Padre Jean Paul ci esortava, contro le resistenze che a volte abbiamo dentro noi stessi, di far parte anche noi di quella festa della mensa dove già si sta ridistribuendo il bottino della battaglia vinta contro il male.

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