LA QUARESIMA: CAPIRE VERSO CHI POSARE LO SGUARDO – Mercoledì delle Ceneri

LA QUARESIMA: CAPIRE VERSO CHI POSARE LO SGUARDO – Mercoledì delle Ceneri

LA QUARESIMA: CAPIRE VERSO CHI POSARE LO SGUARDO – Mercoledì delle Ceneri

Con il Mercoledì delle Ceneri si apre la Quaresima in seminario. La celebrazione eucaristica è stata presieduta da padre Franco Beneduce, rettore del seminario. Durante l’omelia padre Franco ha analizzato le dimensioni della vita cristiana in relazione al rapporto con Dio, con gli altri e con le cose sotto lo sfondo del tema di quest’anno (Tu mi ami?… seguimi) e quindi di Pietro, di colui che ha fatto esperienza dello sguardo di Gesù, dello sguardo che da un nome nuovo, dello sguardo che riconcilia e infine dello sguardo che dà la missione.

Padre Franco riprendendo il Vangelo del giorno (Mt 6,1-6.16-18) ci ha illustrato come il praticare la giustizia davanti agli uomini sia pericoloso. C’è il rischio che questo diventi più importante di ogni altra cosa e così si innesta il meccanismo secondo cui per essere ben accetti dagli uomini si scende facilmente a compromessi, si fanno gli sconti, ci si accomoda, qualche volta si dicono troppe bugie, e senza esserne coscienti si arriva ad essere complici con la calunnia. La quaresima però è un tempo privilegiato che ci può aiutare a capire dove e come posare il nostro sguardo:

Il rapporto con gli altri

Un’azione che ci mette in relazione con l’altro è l’elemosina. Nel vocabolario ebraico tale termine non esiste. Una parola simile nel significato può essere “giustizia”.  Questo significa scendere in una relazione paritaria. Significa finirla di metterci in relazione guardando gli altri dall’alto in basso. Avere uno sguardo autentico ci serve per capire pienamente chi è l’altro. Così anche l’elemosina in senso stretto quando la facciamo se diventa qualche cosa che cade dall’alto in basso non serve a niente. Siamo chiamati, allora, a metterci sotto lo sguardo del Padre perché ci trasfiguri e perché questa sia la nostra ricompensa, il nostro salario. Sant’Ambrogio dice: “Tu, o ricco, quando fai elemosina, non elargisci i tuoi beni al povero, ma semplicemente gli restituisci il suo”. Questa frase ricorda che ciò che abbiamo è stato tolto all’uso comune di tutti e che sostanzialmente. Dare qualcosa a qualcuno o compiere un’azione significa non solo dare qualcosa di cui si ha bisogno ma anche riequilibrare i rapporti di giustizia tra le persone.

Il rapporto con Dio

La preghiera riguarda il rapporto con Dio. La preghiera personale e comunitaria quando è l’elenco delle cose di cui abbiamo bisogno corre il rischio di diventare un ripiegamento su noi stessi e invece l’invito che ci fa il Signore è di reindirizzare il nostro sguardo verso di Lui per vedere e leggere la storia, la vita con i suoi occhi. La preghiera in segreto ci aiuta a fare questo. Ci aiuta a far tacere alcune voci e alcune modalità di vivere per metterci in ascolto della voce di Dio che nel nostro cuore risuona. Così saremo dei portatori sani di gioia, di speranza e di serenità.

Il rapporto con le cose

Il digiuno è una dinamica che riguardo in che rapporto stiamo con le cose. Il digiuno non è sofferenza. Lui non chiede nessuna forma di dolore verso noi stessi. L’unico digiuno che piace a Dio è quello che viene dall’amore ed è proprio per questo che richiede qualche sacrificio. Questo tempo, quindi, dello stare sotto il suo sguardo, ci deve far interrogare su che tipo di sguardo abbiamo sulle cose, che tipo di scelte facciamo dell’uso del tempo che abbiamo, dell’uso del denaro, dell’uso delle cose che acquistiamo, che abbiamo o ci vengono donate e sul come ci vestiamo.

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