“IL SIGNORE DESIGNÒ ALTRI SETTANTADUE E LI INVIÒ…” (Lc 10,1)

“IL SIGNORE DESIGNÒ ALTRI SETTANTADUE E LI INVIÒ…” (Lc 10,1)

“IL SIGNORE DESIGNÒ ALTRI SETTANTADUE E LI INVIÒ…” (Lc 10,1)

Nella festa dei santi Cirillo e Metodio la comunità di seminario ha celebrato la consueta celebrazione eucaristica intercomunitaria presieduta da monsignor Tommaso Caputo, arcivescovo prelato di Pompei. La sua omelia si è incentrata sul tema fondamentale dell’essere missionari, tema molto pertinente proprio nella ricorrenza di questi due santi. I santi Cirillo e Metodio hanno portato Cristo in tutta l’Europa centrale e dell’Est. Quella di oggi è una festa impregnata di quell’ansia missionaria che ha sempre accompagnato la storia della Chiesa. Tornando al vangelo del giorno (Lc 10, 1-9) monsignor Caputo ha ribadito che nel riferimento ai 72 designati ed inviati c’è il numero delle nazioni pagane e i popoli della terra come è scritto nel libro della Genesi, quasi ad indicare che la Parola di Gesù deve arrivare al mondo intero. Ma Gesù dice che la messe è abbondante ma sono pochi gli operai (Lc 10,2). L’evangelizzazione presuppone un impegno generoso ma lo sappiamo che non tutti rispondono a tale impegno e a tale chiamata. Siamo consapevoli che solo la Grazia può chiamare e dare la capacità di rispondere. La missione però è più difficile perché è come essere agnelli in mezzo ai lupi (Lc 10,3). Ci sarà chi ci accoglierà ma chi ci rifiuterà e chi si rivolterà contro di noi. Anche Gesù è stato in questa situazione. Il vangelo di Luca ci dice anche che il discepolo con sé non deve portare nulla, è una persona povera che dipende dagli altri e la sua ricchezza è solamente la Parola di Dio. Non ripone la sua fiducia nei mezzi materiali e spinto solamente dall’amore per il messaggio e ripone la sua fiducia totale in Dio. La prima cosa che il discepolo deve annunciare è la pace che viene da Dio, attraverso la gioia della resurrezione, così da annunciare il vangelo ai fratelli condividendone la vita in solidarietà con le loro povertà e malattie. Più che le parole però ci vogliono i fatti.  Ci vuole la testimonianza di un amore concreto e operoso senza però ridurlo ad un semplice aiuto caritativo o di carattere assistenziale. Papa Francesco, infatti, ci ricorda spesso che la Chiesa non è una ONG. Non dobbiamo mai dimenticare di tramandare il vangelo a coloro che il Signore ci mette davanti. Questo lavoro non finirà mai ed ognuno di noi è chiamato a fare la sua piccola parte consumando il suo tempo, le sue migliori energie affinché il regno possa consolidarsi. Paolo e Barnaba nella prima lettura ce lo insegnano ed ogni sacerdote diocesano dovrebbe avere come esempio la loro vita spesa per Cristo e la loro mente aperta a tutti. Monsignor Caputo ha concluso dicendoci che la nostra missione futura consisterà essenzialmente nel portare il Vangelo alle genti che non conoscono Gesù e anche per formare ad una fede sempre più matura le comunità che si dicono cristiane da secoli così da partecipare veramente alla grande avventura missionaria alla quale il Signore ci dice di aderire con tutto noi stessi.

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