RITIRO DI AVVENTO: LA FRATERNITÀ

RITIRO DI AVVENTO: LA FRATERNITÀ

RITIRO DI AVVENTO: LA FRATERNITÀ

La comunità di seminario per il ritiro di avvento ha avuto come guida fratel Enzo Bianchi, monaco laico, fondatore della comunità di Bose, della quale è stato anche priore dalla fondazione fino al gennaio 2017.
Il tema del ritiro è stato incentrato sul di quest’anno formativo: La Fraternità.
Enzo Bianchi ha diviso le meditazioni per tematiche graduali. La prima incentrata sulla concupiscenza e la rottura con la mondanità prendendo come riferimento il passo di Genesi 3 e nello specifico sulla capacità dell’essere umano di opporsi da ciò che è malvagio altrimenti rischia la deriva alla filautia. Nella meditazione della mattina il tema si è spostato su come vivere diversamente dal mondo stando nel mondo.
Il passo da fare è quello della Parola. Il rinnovamento della Chiesa corrisponde al rinnovamento dell’equazione “Parola = Gesù Cristo”. Gesù ad Emmaus aprì loro le scritture. Senza questo non possiamo porci alla sequela. (Mc 1,18-20), perché quando la necessitas umana della sequela ci si pone davanti con estrema parresia non capiamo cosa vuole dirci Gesù e corriamo il rischio di abbandonarlo sulla croce (Mc 14,50). La necessitas umana è la croce e colui che si professa cristiano non la può evitare. Gesù non può nient’altro che donarci il calice che è immersione nelle acque dell’ignominia, della malvagità, della morte. Gesù non può prometterci nient’altro che la condivisione della sua vita, della sua vicenda umana. Così Giacomo e Giovanni che chiesero a Gesù di stare uno alla sua destra e uno alla sua sinistra diventano quei due ladroni alla destra e alla sinistra della croce. La chiesa è una piramide capovolta. Il primo compito allora è restaurare la fraternità non creando un’immagine di Dio a nostra immagine ma ricercando il suo stile. Nella meditazione del pomeriggio gli spunti di preghiera si sono incentrati sul tema della fraternità, prendendo in considerazione i primi capitoli del libro della Genesi. L’esperienza umana ha fatto sì che gli uomini si sentissero fratelli. Adam significa terroso ed è un aggettivo. La prima domanda che fa il Signore ad Adam è: “Dove sei? Dove ti collochi rispetto a me, il Signore?” La domanda parallela è: Dove sei uomo? Dov’è tuo fratello? Che rapporto hai con l’altro, col prossimo? L’immagine di Dio ha bisogno dell’alterità per essere confermata. In Genesi 5 dopo la differenziazione maschio/donna c’è quella tra fratelli e sorelle. Caino e Abele sono fratelli. Uno primogenito e un fratello minore Hébel. La domanda è: uno riuscirà ad accettare l’altro? Qáyin significa geloso. Hébel significa soffio, realtà impalpabile che fugge. Per Qáyin l’altro Hébel è l’inferno. L’inferno sono gli altri dice Sartre. L’alterità ci brucia. I due fratelli non si parlano e quando il conflitto non è parlato nasce la violenza. Il Signore allora non gli dice cosa hai fatto ma dov’ è tuo fratello. In tutta la Bibbia ci sono liti, conflitti e divisioni forse a ricordarci l’indole inconscia del genere umano all’amore di sé considerando gli altri una minaccia, un nemico costante che minaccia i nostri interessi e la realizzazione dei nostri bisogni. Amare i nemici ci sembra impossibile. Ma mentre odiamo Dio ci ama e ci porta a sé. Dove c’è il più grande peccatore là c’è Gesù. Paolo chiama Gesù il primogenito dei fratelli. In Matteo 16 e 18 trovate costantemente il termine fratelli. In Pietro 2,17 e 5,9 si parla anche della philadelphia ossia l’amore fraterno. Ricordiamoci allora che quando ci riuniamo per la celebrazione eucaristica non se non abbiamo la fraternità si svilisce tutto e anche la Messa perde di senso.

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