Il Pianto si fa consolazione

Il Pianto si fa consolazione

Il Pianto si fa consolazione

La Comunità del Seminario ha celebrato l’Eucaristica intercomunitaria guidata da padre Carlo Greco s.j. che per anni ha offerto il suo servizio di docente formando centinaia di seminaristi, religiosi e laici nel percorso accademico con l’insegnamento di Teologia Fondamentale.

La parola chiave che ben riassume il brano apocalittico e il vangelo è stata pianto: il pianto che è espressione umana del dolore, ma anche della vita, perché noi nasciamo piangendo e purtroppo alcuni piangono anche morendo. Il pianto è carico di vissuti, di sentimenti; il pianto è di colui che sta cercando e non riesce, e di chi ha paura di sbagliare. “Beati coloro che piangono”, perché chi piange è in attesa di consolazione e questo dice che pianto è mettersi in relazione. Il pianto è espressione del dolore sicuramente, anche nella prima lettura (Ap 5,1-10).

Oltre al pianto, la ricerca di senso della vita vede da sempre la Filosofia in continua ricerca ed è la stessa domanda dell’uomo disperato e in lacrime dell’Apocalisse. Il testo giovanneo risponde a tale interrogativo e ciò che colpisce è proprio la risposta: Nessuno! Questa incapacità produce il silenzio contro Dio. Il veggente quindi piange, difatti è portatore del dolore del mondo; il mistero grande che colpisce è il male contro il giusto innocente. Anche noi celebriamo una liturgia, ed essa ha senso perché con il Dio che non vediamo siamo in relazione mediante il ponte della chiesa celeste. Noi portiamo i bisogno ed i dolori del mondo, ma anche le attese e le speranze, perché non c’è un dolore che non è carico di speranza e di attesa; il pianto quindi è una domanda.

Come vede ciascuno di noi il segno della visita di Gesù? Quanto il “non ho capito” è presente in noi? Sono nella condizione di rifiutare Gesù? Quali aspetto della nostra esistenza gli dicono: non ho capito chi sei davvero? ……………………………………………………………

Se vogliamo capire il senso della nostra vita, dobbiamo guardare all’agnello sgozzato e in piedi: al Cristo crocifisso e Risorto che si manifesta ai suoi con i chiari segni della passione.
Perciò noi possiamo celebrare con la liturgia celeste la lode al Signore.
Anche noi qui, questa sera, portiamo all’altare le fatiche. Dio si rivela ispirando e dando una luce diversa a quello che vediamo. C’è un senso diverso della storia che viene dallo spirito. Stasera portiamo all’altare anche la nostra ricerca di senso, chiediamo luce, speranza, forza attraverso questa relazione ininterrotta con l’agnello trafitto.
Il cuore di Cristo è l’agnello trafitto, rendiamo a lui gloria in questa liturgia,  in quanto Gesù si offre come agnello trafitto qui ed ora.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Post navigation

  Next Post :